Montesarchio è il secondo comune per popolazione della provincia di Benevento (13.902 abitanti al 2020), situato a 300 m s.l.m. nel cuore della Valle Caudina, ai piedi del massiccio del Taburno-Camposauro. Il suo territorio custodisce oltre tremila anni di stratificazione storica: dalle necropoli sannite dell'antica Caudium al castello medievale, dal capolavoro ceramografico di Assteas ai palazzi barocchi dei D'Avalos, fino alle memorie risorgimentali del carcere borbonico. Questa pagina è la guida storica di riferimento per chiunque voglia conoscere in profondità il patrimonio di Montesarchio.
Il Territorio e la Valle Caudina
Geografia StoricaIl territorio comunale si estende su circa 24 km² e presenta una morfologia complessa: il fondovalle alluvionale percorso dall'antica Via Appia (SS 7) e i rilievi collinari su cui si adagiano i borghi storici di Latovetere e Latonuovo. La Valle Caudina è un corridoio naturale largo 3-5 km tra i monti del Taburno e del Partenio.
Lo sperone roccioso del castello (quota 420 m s.l.m.) costituisce l'acropoli naturale utilizzata sin dall'antichità. Alle spalle dell'abitato si eleva il Monte Taburno (1.394 m), la cui silhouette ricorda il profilo di una donna sdraiata — la leggendaria Dormiente del Sannio — riconoscibile da decine di chilometri.
Ricostruzione artistica dell'epoca romana nella Valle Caudina — i traffici lungo la Via Appia animavano l'antica Caudium
Posizione strategica: La Valle Caudina è il corridoio naturale obbligato tra la Campania costiera e l'entroterra sannita-irpino, fattore che ne ha determinato l'importanza storica per oltre tre millenni di traffici, guerre e commerci.
L'Antica Caudium Sannita
VIII – III sec. a.C.La localizzazione dell'antica Caudium è una delle questioni più dibattute della topografia antica dell'Italia meridionale. Le fonti letterarie convergono nell'identificarla come il centro principale della tribù sannita dei Caudini e capitale della Valle omonima. L'ipotesi più accreditata colloca l'abitato antico nella zona tra le attuali Montesarchio, Bonea e Sant'Agata de' Goti.
Cosa dicono le fonti antiche
| Fonte | Testimonianza |
|---|---|
| Tito Livio (IX, 2) | Descrive Caudium come "urbs" dei Caudini durante le guerre sannitiche |
| Itinerarium Antonini | Mansio di Caudium a XXI miglia romane da Capua e XI da Benevento |
| Tabula Peutingeriana | Conferma la collocazione lungo la Via Appia |
| Plinio il Vecchio (NH, III, 105) | Menziona i Caudini tra i popoli dell'interno campano |
Evidenze archeologiche
Le necropoli sannitiche di Via Cervinara (Montesarchio) restituiscono reperti dall'VIII al III sec. a.C.: armamenti in bronzo, ceramica attica a figure rosse di importazione, iscrizioni osche frammentarie e corredi funerari che documentano una società guerriera e aristocratica. Tratti di cinta muraria in opera poligonale, resti di strutture pubbliche romane (acquedotto, terme) e reperti ceramici italioti completano il quadro.
Le Forche Caudine — La Sconfitta di Roma (321 a.C.)
321 a.C.Le Forche Caudine del 321 a.C. costituiscono uno degli eventi più celebri delle guerre sannitiche e uno dei più grandi disastri militari della storia romana arcaica. L'armata consolare, guidata dai consoli Spurio Postumio Albino e Tito Veturio Calvino, fu intrappolata in una gola della Valle Caudina dai Sanniti al comando di Gaio Ponzio Telesino, costretta alla resa e all'umiliazione di passare sub iugum — sotto il giogo — simbolo della sconfitta più infamante nel mondo romano.
Ricostruzione della battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.) — la più grande umiliazione militare di Roma arcaica
Dove si trovano le Forche Caudine?
Il dibattito sulla precisa ubicazione ha alimentato secoli di controversie. Le due ipotesi principali sono:
Ipotesi Arienzo-Arpaia (più accreditata dagli studi geomorfologici recenti): identifica le Forche nel passaggio tra Arienzo e Arpaia, dove il toponimo medievale Forchia — attestato dal IX secolo — conferma la localizzazione. La descrizione liviana di un doppio sbarramento naturale corrisponde a questa geografia.
Ipotesi Durazzano-Forchia: colloca l'evento nel passaggio più orientale della Valle, tra Durazzano e la località Forchia.
Livio (IX, 2-11) descrive le legioni intrappolate tra due gole montane (saltus), con ripercussioni drammatiche sulla politica estera romana e una revisione completa della strategia militare dell'Urbe.
Romanizzazione e la Via Appia — Regina Viarum
312 a.C. – V sec. d.C.Dopo la definitiva sottomissione dei Sanniti nel 290 a.C., Caudium entrò nell'orbita romana come municipium. La costruzione della Via Appia — iniziata dal censore Appio Claudio Cieco nel 312 a.C. — trasformò radicalmente l'assetto territoriale: Caudium divenne una mansio strategica sulla regina delle strade romane che collegava Roma a Brindisi (540 km totali).
Orazio nelle Satire (I, 5) menziona il passaggio attraverso la Valle Caudina nel suo viaggio verso Brindisi, testimoniando l'importanza del percorso viario nel I sec. a.C. Tratti della Via Appia sono ancora visibili nel territorio, insieme a resti di un acquedotto romano e ceramica sigillata.
La Via Appia a Montesarchio: La strada passava per Caudium (Montesarchio), Saticula (Sant'Agata de' Goti), Telesia (San Salvatore Telesino) e Benevento (l'antica Maleventum). Nel Medioevo questo tracciato divenne parte della Via Francigena del Sud, percorsa da pellegrini, crociati e mercanti.
Con il declino dell'Impero e le invasioni barbariche del V-VI sec. d.C., l'abitato di pianura fu progressivamente abbandonato in favore di siti fortificati in altura — fenomeno comune a tutta l'Italia centro-meridionale — determinando lo spostamento del centro abitato verso lo sperone roccioso dove oggi sorge il castello.
Il Castello di Montesarchio — Dodici Secoli di Storia
VIII – XX secoloIl castello di Montesarchio è uno dei più significativi esempi di architettura militare della Campania, con una stratificazione costruttiva che abbraccia dodici secoli di storia. Domina la Valle Caudina da un'altura rocciosa naturalmente difesa, configurandosi come perno del sistema difensivo territoriale.
Fase Longobarda (VIII-IX secolo)
La fondazione del primo nucleo è attribuita al duca Arechi II di Benevento (758-787), che nell'ambito del rafforzamento del Ducato longobardo contro le minacce franche e bizantine fece erigere una serie di castra su alture strategiche. L'impianto originario, di cui restano tracce nel basamento murario, comprendeva un torrione centrale, una cinta muraria e un passaggio sotterraneo verso la Torre ancora parzialmente percorribile. Le aperture "a bocca di lupo" sul lato settentrionale costituiscono l'elemento diagnostico più evidente della fase altomedievale.
Fase Normanna e Sveva (XI-XIII secolo)
Con l'avvento dei Normanni il castello fu distrutto e poi ricostruito in forme più monumentali. La documentazione sotto Federico II di Svevia (1241-1246) attesta l'importanza strategica del sito, incluso nel sistema di castra imperiali del Regno di Sicilia. In questa fase si intervenne ampliando il cortile interno, rafforzando le torri angolari e sistemando cisterne per l'approvvigionamento idrico.
Francesco di Giorgio Martini e la Rivoluzione Aragonese (fine XV secolo)
La trasformazione più radicale avvenne sotto la signoria aragonese, quando Francesco di Giorgio Martini (Siena, 1439-1501) — uno dei massimi ingegneri militari del Rinascimento, autore del celebre Trattato di architettura, ingegneria e arte militare (1478-1492) — fu incaricato di adeguare le difese alle nuove esigenze imposte dall'artiglieria da fuoco.
I principi martiniani applicati a Montesarchio: abbassamento delle cortine per ridurre il bersaglio, ispessimento massiccio delle murature (2-3 metri in tufo), fossato roccioso scavato circa 8-10 metri nella roccia calcarea, ponte levatoio (gli incassi sono ancora visibili), feritoie per artiglieria leggera a strombatura. La Relazione di Pedro d'Anfora (inizi XVI sec.) descrive il castello come "una delle fortificazioni più moderne del Regno".
Il Carcere Borbonico (1855-1950)
Nel maggio 1855 Ferdinando II di Borbone trasformò il castello in un bagno di eccezione, carcere di massima sicurezza per detenuti politici. Furono costruiti due nuovi corpi di fabbrica con celle singole, cortili per l'aria e mura perimetrali sopraelevate. Tra i detenuti illustri: Carlo Poerio, Nicola Nisco, Sigismondo Castromediano, Michele Pironti. Le iscrizioni graffite sui muri delle celle sono ancora parzialmente visibili.
Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino (dal 2007)
Il 16 marzo 1994 la Soprintendenza Archeologica prese possesso del castello. Dopo un lungo restauro, nel 2007 il castello divenne sede del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino (MANSC), articolato in sei sale con percorso cronologico-tematico dalla Preistoria alla Romanizzazione. Dal 2013 le ex-celle borboniche ospitano la mostra permanente Rosso Immaginario. Il Racconto dei vasi di Caudium.
Orari del Museo: Martedì-domenica 9:00-19:00 (ultimo ingresso 18:30). Chiusura il lunedì. Biglietto intero € 2,00. Prenotazioni: tel. 0824.834570. Verificare aggiornamenti tariffari sul sito della Soprintendenza.
La Torre — Capolavoro di Ingegneria Rinascimentale
Fine XV secoloLa Torre di Montesarchio
Situata su uno sperone antistante il castello a circa 50 metri di distanza, la Torre è uno dei più raffinati esempi di architettura bastionata del Rinascimento italiano. Opera attribuita a Francesco di Giorgio Martini (fine XV sec.), anticipa il sistema bastionato moderno di oltre mezzo secolo.
Struttura: I Due Cilindri Concentrici
La Torre è composta da due corpi cilindrici sovrapposti: un cilindro interno alto circa 20 m e largo 8 m (nucleo strutturale e abitativo), avvolto da un cilindro esterno alto 12-15 m con diametro di 14-16 m e spessore murario di 3-4 m per assorbire i colpi di artiglieria.
Sul lato orientale si sviluppa il celebre corpo a mandorla (mandorla-shaped bastion), elemento innovativo attribuito allo stesso Francesco di Giorgio Martini: forma ellittica allungata, profilo rastremato verso l'alto, superficie curva che deflette i proiettili. Rappresenta una soluzione intermedia tra la torre cilindrica medievale e il bastione angolare moderno.
Iscrizione e Simbolismo
Sul lato verso l'abitato è murata una formella ceramica policroma con lo stemma cittadino — Ercole con la clava e il leone sconfitto — e l'iscrizione latina:
HERCULES ALEXICACOS
— Ercole allontanatore di mali —
La Mostra del Cratere di Assteas (dal 2013)
Dal 26 giugno 2013 la Torre ospita la mostra permanente A casa di Europa. Storie del cratere di Assteas, in un ambiente appositamente climatizzato. Un collegamento sotterraneo — oggi parzialmente crollato — univa originariamente la Torre al Castello permettendo spostamenti sicuri durante gli assedi.
Il Cratere di Assteas — Storia di un Capolavoro Ritrovato
340-330 a.C.Il Cratere di Assteas è uno dei vertici assoluti della ceramografia italiota del IV sec. a.C. e il reperto di maggior prestigio custodito nel territorio di Montesarchio, benché proveniente dalla necropoli dell'antica Saticula (Sant'Agata de' Goti).
Il Ceramografo Assteas
Assteas fu un ceramografo pestano attivo tra il 360 e il 330 a.C., esponente di spicco della scuola di Paestum a figure rosse. Il suo nome, di origine osca, è noto grazie alle firme apposte su alcuni vasi (Assteas egrapsen = "Assteas dipinse"). Le sue figure, eleganti con proporzioni allungate, mostrano l'influenza della grande pittura greca di Zeusi e Apelle.
Descrizione del Vaso
| Tipologia | Cratere a campana, h. 43 cm |
| Datazione | 340-330 a.C. |
| Tecnica | Figure rosse con sovradipinture bianche e gialle |
| Lato A | Il Ratto di Europa — Zeus trasformato in toro bianco trasporta la principessa Europa verso Creta, circondato dalle compagne in atteggiamento di stupore |
| Lato B | Corteo dionisiaco (thiasos) con satiri, menadi, aulos e tympanon |
| Attuale collocazione | Torre di Montesarchio — mostra permanente dal 2013 |
Il Trafugamento e la Restituzione
1974
Un operaio trova il cratere durante lavori fognari a Sant'Agata de' Goti. Venduto per un milione di lire e un maialino.
1981
Il Getty Museum di Malibu acquista il cratere per 380.000 dollari attraverso mercanti d'arte clandestini.
Anni '90
I Carabinieri del TPC, guidati dal Generale Roberto Conforti, avviano l'indagine attraverso testimonianze, analisi stilistica e collaborazione con le autorità USA.
2007
Il Getty Museum restituisce il cratere all'Italia. Esposto al Quirinale, al MANN di Paestum, a Palazzo Massimo e all'UNESCO di Parigi.
26 giugno 2013
Inaugurazione della mostra permanente "A casa di Europa" nella Torre di Montesarchio.
Il Cratere di Assteas
Il Vaso più Bello del Mondo
Dal trafugamento del 1974 al Getty Museum di Malibu, fino al trionfo del ritorno in Italia. La storia completa del capolavoro ceramografico della Magna Grecia.
Leggi la storia completa →a.C. Paestum
Chiese e Patrimonio Ecclesiastico
XIII – XVIII secoloRicostruzione di un assedio medievale al castello — le mura di Montesarchio conobbero secoli di conflitti tra Normanni, Svevi e Angioini
Abbazia di San Nicola (Latovetere)
Fulcro spirituale del quartiere medievale di Latovetere, l'abbazia risale al XIII secolo (epoca normanno-sveva). Il campanile conserva bifore rimaneggiate, la facciata mostra caratteri romanici con portale rinascimentale del XV sec. All'interno si trova la celebre Deposizione di Cristo di Giovanni Bernardo Lama (Napoli, 1530 ca.), pittore manierista con influssi michelangioleschi e raffaelleschi, caratterizzato dall'uso di rossi e verdi intensissimi con ombre profonde.
Chiesa e Convento di San Francesco
Fondato nel 1339 dai Frati Minori Osservanti, il complesso fu radicalmente ristrutturato nel XVIII secolo. La facciata è tradizionalmente attribuita a Luigi Vanvitelli (1700-1773) o alla sua scuola — nei manoscritti vanvitelliani conservati nell'archivio della Reggia di Caserta si trovano riferimenti a "S. Francesco a Montesarchio". Si articola su due ordini con tre portali, paraste corinzie e un elegante timpano triangolare. La porta centrale in legno intarsiato raffigura scene della vita di San Francesco. Il convento adiacente è oggi sede del Municipio di Montesarchio.
Vanvitelli e la Valle Caudina: Luigi Vanvitelli individuò nella Valle di Montesarchio, ai piedi del Taburno, la Sorgente del Fizzo (portata media 400 l/sec), fondamentale per l'Acquedotto Carolino che alimenta la Reggia di Caserta e il setificio di San Leucio.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
All'estremità sud-ovest di Latonuovo, il complesso fu fondato dai Francescani alla fine del XIII sec. e ampliato nel 1480 per volontà del conte Carlo Carafa. La chiesa fu consacrata il 3 giugno 1492. Custodisce la scultura lignea della Madonna delle Grazie (1760), opera dello scultore napoletano Carmine Lantriceni da Procida, in legno policromo con dorature a foglia d'oro — raffinato esempio di scultura devozionale settecentesca campana.
Chiesa della Santissima Annunziata
Prospetta su Piazza Umberto I con la sua mole barocca. Costruita dal 1613 per volere del principe Giovanni d'Avalos e consacrata nel 1694 dal Cardinale Vincenzo Maria Orsini arcivescovo di Benevento — che nel 1724 diventerà Papa Benedetto XIII. L'interno a navata unica con sei altari laterali conserva una grande pala dell'Annunciazione con santi di scuola napoletana settecentesca.
Chiesa della Purità — Cappella Gentilizia D'Avalos
Nata nel XVII sec. come cappella privata dei principi D'Avalos, è collegata a Palazzo D'Avalos da un passaggio sopraelevato sotto un arco — elemento architettonico che testimoniava la separazione sociale dei nobili durante le funzioni religiose. L'interno è un gioiello barocco napoletano: baldacchino in marmo con colonne tortili, altare in pietre dure (commesso marmoreo paragonabile alle opere dell'Opificio fiorentino), stucchi policromi e affreschi nelle lunette.
Palazzo D'Avalos e le Residenze Nobiliari
XVII – XIX secoloI D'Avalos: Una Famiglia di Potere
I D'Avalos giunsero nel Regno di Napoli al seguito di Alfonso V d'Aragona nella prima metà del XV sec. Divennero Marchesi del Vasto, Marchesi di Pescara e Principi di Montesarchio. Tra i loro esponenti: Alfonso d'Avalos (1502-1546), governatore di Milano; Fernando Francesco d'Avalos (1489-1525), capitano generale di Carlo V; la poetessa Vittoria Colonna (1490-1547), moglie di Fernando Francesco e amica di Michelangelo.
Quando le esigenze difensive vennero meno, la famiglia abbandonò il castello sulla collina e costruì tra il XVII e il XVIII sec. un imponente palazzo baronale lungo la Via Appia — perno di una nuova espansione urbana verso la pianura.
L'Evento Unico: La Benedizione Papale (1727)
Nel maggio 1727, Papa Benedetto XIII (Vincenzo Maria Orsini) impartì dal Palazzo D'Avalos la benedizione urbi et orbi. Si tratta dell'unico palazzo in Italia fuori delle proprietà papali dove sia stata impartita tale benedizione — fatto che testimonia il legame profondo tra il Pontefice e la famiglia D'Avalos, che lo aveva ospitato durante la convalescenza dopo il terremoto di Benevento del 1688.
Nel 1792 il palazzo ospitò anche Gustav Mauritz barone di Armfelt (1757-1814), generale e diplomatico svedese considerato uno dei padri rifondatori della Svezia, protetto dalla Corte di Napoli mentre era perseguitato da un mandato di cattura svedese.
La Fontana di Ercole Alexicacos — Emblema di Montesarchio
1863 – 1868La Fontana di Ercole è il monumento più riconoscibile di Montesarchio, inaugurata in luglio 1868 su progetto dell'ingegnere Carmine Biancardi (1821-1900) di Mercato San Severino e coniugato a Cervinara. Si trova al centro di Piazza Umberto I, già Piazza del Popolo — fulcro commerciale e sociale della Valle Caudina dopo l'Unità d'Italia.
Descrizione Architettonica
La fontana si compone di una vasca circolare in pietra calcarea del Monte Taburno (diametro circa 8-10 m), da cui si eleva un piedistallo ottagonale con quattro leoni accovacciati ai punti cardinali, sormontato dalla statua di Ercole in veste di guerriero vittorioso con pelle di leone sulle spalle.
Nella configurazione originaria del 1868 il getto d'acqua era posizionato nella clava. Problemi tecnici causarono danni all'edificio del vicino Baldassarre Barbati (infiltrazioni, panni rovinati dall'acqua), costringendo il Comune al risarcimento. Nel 1877 la clava fu rimossa e il sistema idraulico modificato — la statua divenne "monca" del suo attributo più caratteristico.
Simbolismo Politico-Risorgimentale
La figura di Ercole assunse a Montesarchio un significato risorgimentale preciso: la città aveva una forte presenza carbonara organizzata in tre vendite (Erennio, Deucalione, San Teobaldo). I patrioti scelsero Ercole come simbolo della lotta contro la tirannia borbonica, eroe pagano alternativo ai simboli religiosi tradizionali. La deformazione fonetica popolare di Mons Arcolo in Munt Ercole favoriva l'identificazione. L'epiteto Alexicacos (ἀλεξίκακος — "allontanatore di mali") attribuisce all'eroe una funzione apotropaica di protezione della città.
Risorgimento e Prigionieri Politici
1848 – 1861Carlo Poerio e il Carcere Borbonico
Carlo Poerio (Napoli, 1803-1867) — poeta, letterato e patriota — fu arrestato nel 1849 per la sua adesione ai moti liberali e condannato a 24 anni di ferri. Il 28 maggio 1855 fu trasferito nel castello di Montesarchio, dove rimase fino al gennaio 1859 (circa 4 anni). Le sue condizioni di detenzione — celle umide, alimentazione insufficiente, isolamento totale — furono documentate da William Ewart Gladstone, politico britannico che definì le carceri borboniche "la negazione di Dio", mobilitando l'opinione pubblica europea.
Altri patrioti detenuti a Montesarchio: Nicola Nisco (1820-1901), patriota e storico; Michele Pironti (1817-1889), patriota lucano; Sigismondo Castromediano (1811-1895), patriota salentino, poi senatore del Regno. Le iscrizioni graffite sui muri delle celle sono ancora parzialmente visibili nel castello.
Fra Gerolamo da Montesarchio — Il Missionario Esploratore
Giannantonio Cioffi, nato a Montesarchio nel 1615, entrò nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini come Fra Gerolamo da Montesarchio. Tra il 1645 e il 1670 svolse attività missionaria in Africa centrale, essendo probabilmente il primo europeo a oltrepassare i confini settentrionali del Congo. Le sue relazioni di viaggio, conservate negli archivi cappuccini, costituiscono una fonte preziosa per la storia dell'esplorazione africana.
Il Parco del Taburno-Camposauro — La Natura del Sannio
Dal 1993Montesarchio è porta d'accesso privilegiata al Parco Regionale del Taburno-Camposauro, istituito con L.R. n. 33 del 1° settembre 1993. Il massiccio calcareo-dolomitico si estende su circa 12.370 ettari raggiungendo i 1.394 m al Monte Taburno.
Il profilo del massiccio, osservato dalla Valle Caudina, ricorda le fattezze di una donna sdraiata — la leggendaria Dormiente del Sannio (o Bella Addormentata). Il massiccio presenta oltre 50 cavità carsiche censite e ospita la Sorgente del Fizzo (portata media 400 l/sec), captata da Vanvitelli per l'Acquedotto Carolino.
Biodiversità Botanica
Oltre 1.200 specie vegetali con fasce altitudinali: querceti misti (0-600 m), boschi di carpino nero e orniello (600-1.000 m), faggete pure (1.000-1.394 m). Specie rare: Lilium bulbiferum, Iris marsica, numerose orchidee selvatiche.
Fauna
Lupo appenninico (Canis lupus italicus), cinghiale, falco pellegrino, poiana, gheppio, cervone. Il parco ospita una ricca avifauna e rettili inclusa la vipera aspis.
Grotta di San Simeone: Cavità rupestre sopra Bucciano, utilizzata come luogo di culto sin dall'alto Medioevo. Conserva un affresco del 1601 raffigurante San Simeone Stilita. Raggiungibile con sentiero da Bucciano (dislivello ~350 m, difficoltà E).
Dove si trovano le Forche Caudine?
L'ipotesi più accreditata dagli studi geomorfologici colloca le Forche Caudine nel passaggio tra Arienzo e Arpaia, dove la valle si restringe tra Taburno e Partenio. Il toponimo medievale Forchia, attestato dal IX secolo, conferma questa localizzazione.
Quando è stato fondato il Castello di Montesarchio?
Il primo nucleo è attribuito al duca longobardo Arechi II di Benevento (758-787). Francesco di Giorgio Martini lo ristrutturò radicalmente tra il 1490 e il 1510 per conto degli Aragonesi, adeguandolo all'artiglieria da fuoco.
Cosa si può vedere al Museo Archeologico di Montesarchio?
Il MANSC nel castello conserva sei sale con reperti dalla Preistoria alla Romanizzazione: corredi funerari sanniti, armamenti in bronzo, ceramica attica a figure rosse, iscrizioni osche. Nella Torre è esposto il Cratere di Assteas. Apertura martedì-domenica 9:00-19:00.
Cos'è il Cratere di Assteas e perché è importante?
È un cratere a campana del 340-330 a.C. opera del ceramografo pestano Assteas, raffigurante il Ratto di Europa. Trafugato nel 1974 e venduto al Getty Museum per 380.000 dollari, fu restituito all'Italia nel 2007 dopo un'indagine dei Carabinieri TPC durata decenni. È esposto nella Torre di Montesarchio dal 2013.
Chi era Carlo Poerio e perché fu rinchiuso a Montesarchio?
Patriota e letterato napoletano (1803-1867), fu condannato per la sua adesione ai moti liberali del 1849 e detenuto nel carcere borbonico del castello dal maggio 1855 al gennaio 1859. Le sue condizioni di prigionia furono denunciate da Gladstone all'opinione pubblica europea.
Cosa significa Ercole Alexicacos sullo stemma di Montesarchio?
Alexicacos (ἀλεξίκακος) è un termine greco che significa "allontanatore di mali". È l'epiteto apotropaico attribuito ad Ercole sullo stemma cittadino, presente sia sulla fontana in Piazza Umberto I (1868) che sulla formella ceramica della Torre. Ercole fu scelto dai patrioti risorgimentali come simbolo identitario alternativo ai simboli religiosi tradizionali.
La Via Appia passa per Montesarchio?
Sì. La Via Appia (costruita dal 312 a.C.) attraversava la Valle Caudina passando per l'antica Caudium (Montesarchio). Orazio la menziona nelle Satire (I, 5). Tratti del basolato sono ancora visibili nel territorio. Nel Medioevo divenne parte della Via Francigena del Sud percorsa da pellegrini e crociati.
Come si raggiunge Montesarchio?
Montesarchio si trova a circa 25 km da Benevento e 40 km da Napoli (uscita autostrada A16 Napoli-Canosa, casello Valle Caudina). È raggiungibile anche in treno con la linea Napoli-Benevento (stazione di Montesarchio). Il castello-museo è nel centro storico, raggiungibile a piedi dal centro.